Atlas and St. Patrick´s Cathedral at Rockefeller Center. New York City. New York. United States

Atlante e le banche

Qualche giorno fa sul Sole 24 Ore è uscito un articolo sul neonato fondo “salva-banche”. L’idea è molto semplice: degli istituti finanziari hanno versato delle quote, le quali sono state raccolte per la creazione di questo fondo che ha come obiettivo quello di aiutare gli istituti in caso di aumenti di capitale voluti dall’Autorità di Vigilanza e, per gli ormai famosi, crediti in sofferenza – in inglese NPL, Non-Performing Loan. L’articolo celebra a più riprese come in tutto questo non siano e non verranno utilizzati soldi pubblici e pertanto non sia in conflitto con i dettami della UE.

Statua di Atlante, New York City, fonte: Wikipedia

La decisione di riportare questo articolo sul questo blog nasce da un motivo molto semplice. La creazione di “Atlante” sancisce ancora una volta la ritirata quasi isterica della mano pubblica dall’economia. Come sempre, ci sono aspetti positivi e negativi in tutto ciò. Si crede infatti che il privato sia di per sé più efficiente, con meno sprechi e più efficace del ferroso apparato pubblico. Di converso, il privato, per sua natura, porta con se interessi privati e non super partes e per funzionare bene si deve in qualche modo assumere che il mercato sappia meglio del pubblico come, quando e se agire. Insomma che in qualche modo se la sappia cavare da solo.

E’ bene sottolineare che gli aggettivi spesso associati al pubblico siano da contestualizzare. Ripetere allo sfinimento lo stereotipo da bar porterebbe infatti a concludere che un ragazzo assunto nel pubblico diventi un fannullone, mentre lo stesso assunto nel privato diventi uno stacanovista. Chiaramente nessuno di questi scenari influisce sulla capacità e integrità di questo ragazzo. Ciò non toglie l’esigenza di dover riformare parte dei meccanismi pubblici, ma è bene porre l’accento sul fatto che non è la destinazione che cambia l’oggetto di per sé.

L’altro aggettivo spesso associato al pubblico è quello della corruzione. Be’ guardando i fatti, dalle recenti notizie sulle lobby petrolifere ai Panama Papers, è immediato concludere che l’uomo è corruttibile di per sé, a prescindere che faccia parte del pubblico o del privato. Niente infatti ci suggerisce che “Atlante” sarà meno corruttibile di una Consob, anche se c’è da aggiungere come sia un caso particolarmente interessante in questo senso. Se la società Pincopallo desiderasse avere una corsia preferenziale per il salvataggio e fosse disposta anche a pagare per averla, con un fondo privato il tutto potrebbe esaurirsi con l’acquisto di un “servizio” o con una semplice influenza all’interno del Consiglio d’Amministrazione per il fatto di aver apportato, ad esempio, maggior capitale. Il tutto risulterebbe dunque normalissimo. Contrariamente, pagare la Consob per un trattamento privilegiato è senz’altro corruzione.

Com’è chiaro delle righe qui sopra, il dibattito principale non è sulla necessità o meno di un fondo che possa intervenire in caso di dissesti, ma sulla gestione di questo stesso. La discussione sul ruolo dello Stato nell’economia è un punto cardine che deve essere affrontato per (ri)costruire le istituzioni necessarie per uno sviluppo duraturo. Quindi cosa fare? Cos’è meglio per la società? Be’ questo post vuole stimolare il lettore a trovare una propria risposta poiché qui entra in gioco anche la politica, che oggi potremmo definire in queste categorie: destra, sinistra, “cittadini” (richiamando la posizione pentastellata) e tecnocrazia. Attenzione però, le ultime due non sono un’astrazione, bensì una declinazione delle prime due.
In un modo pieno di risposte, il difficile è trovare le domande giuste

T.T.

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-04-11/nasce-atlante-fondo-salva-banche-215559.shtml?uuid=AC8Pcg5C&utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

 

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