Money and Banking – Part 3

di Eric Tymoigne

(una nota veloce: ho visto che i post di M&B stanno venendo pubblicati su altri blog. Se volete che io vi risponda, dovreste commentare qui su NEP.)

La base monetaria e il bilancio della Fed.

Nel post precedente abbiamo esaminato il bilancio della banca centrale.Bilancio FED

Ora che sappiamo come funzioni il bilancio della Federeal Reserve, è possibile andare nei dettagli di come la Fed operi nell’economia in termini di politica monetaria. Continua a leggere Money and Banking – Part 3

Coco bond: che cosa sono e perché andranno a colpire le azioni delle banche?

di Simon Jack

Quand’è che un’obbligazione non è un‘obbligazione? Quando è un Coco. Potreste anche chiedere a chi importi e che cosa sia questo linguaggio incomprensibile.

Abbiate pazienza per favore perché la risposta a questo indovinello apparentemente incomprensibile è parzialmente responsabile della caduta da voltastomaco nel valore delle banche europee.

Come hanno appreso a loro spese i contribuenti del Regno Unito, quando una banca vacilla, succedono cose brutte (e costose).

Quando i contribuenti di tutto il mondo hanno salvato le loro banche, hanno anche salvato gli investitori che hanno prestato alle banche il denaro.

L’idea che i finanziatori delle banche soffrissero di gravi perdite era considerata un pessimo risultato, in quanto avrebbe avuto effetti disastrosi e minato la capacità delle banche di finanziarsi in futuro.

Nel mondo post-crisi, i politici di ogni grado hanno provato a rassicurare i loro elettori che non sarebbe stato permesso che questo accadesse di nuovo.

Nuove regolamentazioni intendevano questo, quando un disastro si ripresenta, alcuni finanziatori delle banche vedranno le loro obbligazioni (in effetti degli “Io-Ti-Devo”) trasformarsi in azioni. In altre parole, potrebbero non ottenere il loro denari indietro totalmente, o alla data di scadenza. Questi nuovi Io-Ti-Devo sono chiamati Cocos, acronimo di obbligazioni subordinate convertibili.

In breve, i finanziatori non hanno le garanzie che di solito si hanno su questi titoli.

“Arresto cardiaco”

La rimozione di queste garanzie statali implicite ha fatto sì che il valore degli Io-Ti-Devo crollasse e minacciasse la capacità delle banche di venderne di più in futuro. Questo rende le banche meno stabili e, voilà, ecco che ci troviamo con delle azioni di banche con -40% del valore rispetto a inizio anno.

Piaccia o meno, le banche operano come il flusso sanguigno del sistema finanziario. Quando le arterie di finanziamento si bloccano, si rischia l’arresto cardiaco.

Tutto inizia ad avere senso ed è chiaro che quello che Adair Turner (capo-regolatore al picco della crisi) mi disse è vero. L’idea che il pubblico/statale non sarà più chiamato a salvare le banche non solo non è veritiera, ma è anche un’affermazione “pericolosa”.

Non siamo ancora arrivati a quel punto, ma questa è un’idea che non è stata ancora messa al bando per sempre.

Traduzione di Emiliano Galati

Fonte: http://www.bbc.com/news/business-35541694

Il lato negativo (asimmetrico) dei tassi negativi

di Andrea Terzi
Commentando l’ultima mossa della banca centrale giapponese, Lisa Abramowicz (The Negative Side of Negative Rates) sostiene giustamente che l’unico effetto positivo sulla spesa che ci si può aspettare dai tassi negativi è ottenibile attraverso un deprezzamento dello yen (almeno, finché dura). Lei scrive che i tassi negativi siano un’idea che “suona bene in teoria”, ma riconosce chiaramente che l’effetto sul credito bancario rischia di essere restrittivo, non di stimolo. Il fatto che i tassi negativi non abbiano un effetto espansivo, ed abbiano probabilmente un effetto deflazionistico è un punto sostenuto da alcuni economisti, tra cui questo blog qui e qui e anche in questa sezione di domande e risposte. Dovrebbe essere chiaro ormai a un numero sempre maggiore di persone che ciò che chiamiamo tasso di interesse negativo (sulle riserve in eccesso delle banche) corrisponde in realtà ad una tassa, con aliquota positiva!

 

Ho il sospetto che chi crede che i tassi negativi stimolino i prestiti abbia una visione dei tassi di interesse delle banche centrali che non si adatta alla realtà di un sistema monetario. Sembrano che pensino che ci sia una simmetria tra tassi positivi e negativi. Sembra quasi che pensino che, poiché i tassi di interesse inferiori implicano un minore costo del denaro, un interesse che diminuisce fino al punto di divenire negativo sia uno stimolo ancora più potente al prestito (e alla spesa). Inoltre, con i tassi negativi i prestatori saranno incoraggiati a prestare meno (e spendere) di più.

Stimolo?

Questo discorso sarebbe applicabile ad un’economia reale di scambio, in cui le persone risparmiano, ad esempio, il mais. Non si applica ad un’economia monetaria nella quale il risparmio è l’altra faccia del debito. I risparmiatori non sono soggetti che possiedono mais. Sono persone in possesso di attività finanziarie (corrispondenti a passività di qualcun altro) che possono continuare a detenerle oppure scambiarle ad un prezzo che riflette le condizioni di mercato.

I tassi negativi praticati dalle banche centrali rappresentano una tassa su quelle attività finanziarie a cui si applicano: cioè, alle riserve bancarie in eccesso. Le banche non sono propriamente “prestatori” di riserve in eccesso alla banca centrale. Essi sono titolari di moneta di banca centrale costretti a seguito delle operazioni di “quantitative easing”, che hanno riempito i bilanci delle banche americane, dell’Eurozona, britanniche, giapponesi – e così via – con riserve in eccesso. E le banche semplicemente non possono evitare di incorrere nella tassa. Così, il loro patrimonio netto diminuisce.

Quando il tasso di interesse applicato dalla banca centrale per i prestiti alle banche è positivo e ad un certo punto diminuisce, le banche trasferiranno ai clienti il ​​loro minore costo del denaro. Ma è proprio qui che la simmetria tra le due variabili non va oltre.

Quando il tasso di interesse applicato dalla banca centrale sulle riserve in eccesso delle banche è negativo, le banche scaricheranno sui clienti l’aumento del costo delle loro operazioni. Si noti che se una banca presta ai clienti a tassi negativi in ​​modo da sbarazzarsi delle riserve in eccesso e diminuire la sua perdita derivante dalla “tassa”, essa incorre in una perdita sicura; in più, presto scoprirà che se tutte le banche fanno lo stesso, le sue riserve in eccesso torneranno rapidamente al loro livello iniziale.

La morale della storia è questa: quando un’idea non funziona nel modo in cui ci si attende, qualcuno dice che sebbene l’idea possa suonare bene in teoria, essa non è applicabile in pratica. Io la vedo in modo diverso (come sanno i miei studenti…). Se la teoria è buona, dovrebbe aiutare a spiegare questioni pratiche. Se non lo fa, è solo una cattiva teoria.